 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
 |
|
|
|
|
|
L'ALLEVAMENTO ALLO STECCO - 1° PARTE
Testo e foto: Davide Saracco
|
|
|
| | |
|
|
|
|
|
L'allevamento allo stecco consiste nel nutrire
artificialmente i pulli. Tale pratica si può eseguire su soggetti
nati in incubatrice oppure su soggetti prelevati dal nido quando
questi abbiano già un certo numero di giorni di
vita. Innanzitutto va detto che allevare a mano un pappagallo non
è molto difficile, purchè si disponga di un tempo e di una pazienza
davvero notevoli, attrezzature adeguate ed una buona
esperienza. Il tempo richiesto è elevato, soprattutto in termini di
costanza: quando i piccoli hanno meno di 20 giorni richiedono
un'imbeccata ogni due ore, il che vuol dire che è difficile
allontanarsi da casa.
|
|
|
| |
|
 |
|
|
|
|
|
|
Piccolo imbeccato con una siringa da 5 ml
|
|
|
| | |
|
 |
|
|
|
|
Superata tale età le imbeccate diminuiscono gradualmente,
fino ad arrivare a 3-4 al giorno prima della fase di svezzamento
vero e proprio (in genere per gli Agapornis allevati allo stecco
intorno a 50-55 giorni), quando i piccoli iniziano a becchettare da
soli qualche seme più tenero (scagliola, lino, ravizzone, semi allo
stato lattiginoso,…) che trovano sul fondo della gabbia. Le
attrezzature necessarie per la buona riuscita dello
svezzamento variano notevolmente a seconda dell'età in cui si
prendono i pulli da svezzare. In particolare se i pulli sono nati in
incubatrice questi dovranno restare in camere incubatrici per almeno
una ventina di giorni, con temperature via via decrescenti. Essendo
che non tutti hanno a disposizione delle valide incubatrici (una
buona incubatrice deve regolare non solo la temperatura, ma anche
l'umidità) è possibile cavarsela con attrezzature ben più economiche
prendendo i piccoli dai nidi quando questi hanno circa 15-20 giorni,
ovvero quando hanno già un bel piumino che li ricopre. Con alcune
coppie riproduttrici è facile capire il momento in cui i piccoli si
aggiustano da soli (dal punto di vista termico), in quanto anche la
madre non dorme più nel nido durante la notte.
Infine l'esperienza
è la
terza chiave del successo.
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
2
piccoli ben saziati, con il gozzo pieno
|
|
|
| | |
|
 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
E' necessaria una buona sensibilità per capire se l'animale
sta crescendo bene e in modo regolare, oppure se presenta problemi
sanitari quali ad esempio quelli gastroenterici. Se sui pappagalli
adulti è indispensabile un 'pronto intervento' non appena
manifestano sintomi di malattia, sui piccoli tale intervento deve
essere immediato.
Per quanto riguarda l'alimentazione
di un
piccolo allevato allo stecco va detto che in commercio esistono
oggigiorno diversi mangimi adatti allo scopo; solo per citare le
marche più note cito la Kaytee, la Prettybird, la Cedé,...
Personalmente uso come miscela da imbecco un misto formato da
1/3 di Cedé per Lori e 2/3 di Kaytee exact per allevamento allo
stecco. Probabilmente non è la miglior miscela possibile ma i
piccoli sono sempre cresciuti in modo regolare presentando al più
intorno al 50° giorno di vita le feci un po' liquide, problema
dovuto più al mangime per Lori che non ad uno stato di malessere
dell'animale, che risulta essere sempre molto vivace. A scopo
cautelativo preparo in quei giorni (per i 5 giorni canonici) la
pappetta impiegando nelle debite dosi un antibiotico ad ampio
spettro. La pappetta per imbeccare i piccoli va di regola
preparata di volta in volta ad ogni imbeccata, in quanto alcuni
prodotti contengono degli enzimi (che devono aiutare la digestione
all'animale) che nel tempo si alterano perdendo la loro efficacia e
diventando nocivi.
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
Per preparare la pappetta si deve far bollire in un pentolino
dell'acqua (per eliminare eventuali batteri), aspettare che questa
raggiunga la temperatura di somministrazione della pappetta
all'animale, pari a circa 38-40°C e mischiarla nelle giuste quantità
al mangime in polvere. Le percentuali di acqua da miscelare variano
in funzione dell'età degli animali, e sono riportate sui mangimi
adatti all'uso che si acquistano. La pappetta così formata si
somministra ai piccoli impiegando una normale siringa da iniezioni
(valide quelle da 2,5 o 5 cc, bisogna avere già una certa
sensibilità con quelle da 10 cc in cui schiacciando tende ad uscire
troppo velocemente la pappetta) oppure utilizzando un cucchiaino
ripiegato ai bordi (trovo più comoda la siringa!).
|
|
|
| |
 |
|
|
|
|
|
|
|
3
piccoli in fase di digestione, posti in un nido
artificiale
|
|
|
| | |
|
|
|
|
|
La quantità di pappetta che va somministrata ad ogni
imbeccata è diversa sia in funzione dell'età dell'animale sia in
funzione dell'ora del giorno. Va da sé che il gozzo va sempre
riempito, in particolare modo alla sera, all'ultima imbeccata
(quando i piccoli hanno poi a disposizione tutta la notte per
digerire il composto). Il modo più corretto per alimentare i piccoli
è di far crescere loro il gozzo in modo regolare durante la
giornata, senza aspettare che questo sia completamente vuoto prima
di effettuare l'imbeccata successiva. Chiaramente questo comporta un
impegno di tempo ancora maggiore, perché significa dare più
imbeccate di quelle strettamente necessarie.
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
 |
|
|