COME E QUANDO RIPRODURRE gli Agapornis Roseicollis

Gli agapornidi in cattività si riproducono  facilmente, ma richiedono alcune attenzioni relative all'ambiente e alla stagione.
Innanzitutto mi soffermo a parlare del nido, che forse i neofiti ritengono l'unica cosa necessaria affinché avvenga la riproduzione. Nella realtà una coppia di inseparabili se posta nelle giuste condizioni ambientali farà le uova anche senza nido, e adotterà al suo posto un qualunque angolo riparato della gabbia. Non esiste un modello preciso di nido per gli inseparabili, ed essi si adattano alle più diverse forme e tipologie. Fondamentalmente un nido deve avere almeno le dimensioni interne di cm. 18 x 18 (il minimo affinché genitori e piccoli ci possano stare all'interno). Esistono due fondamentali tipologie di nido, il nido a singola camera e quello a doppia camera. Il nido a singola camera è abbastanza funzionale ed è facilmente reperibile in commercio.
Quello a doppia camera è da ritenersi più valido per due importanti motivi:

  • Riproducendosi nella camera più distante dal foro di ingresso (che va di 5 cm di diametro) l'umidità e la temperatura rimangono più costanti nell'arco di tempo dell'incubazione

  • Quando i piccoli si saranno già involati (circa a 32-38 giorni) questi entrando nel nido non disturberanno la madre già intenta nella covata successiva. Questo accorgimento evita che i piccoli vengano feriti dalle beccate della madre.

Il problema del nido a doppia camera è che è quasi introvabile nei negozi specializzati, dunque bisogna costruirselo. Esiste una terza tipologia di nido, che consiste in un nido a doppia camera che 'scorre' in un cassetto. La sua funzionalità è uguale a quello a doppia camera semplice, agevola soltanto le operazioni di controllo del nido e inanellamento dei piccoli nel caso il nido venga posto all'interno della gabbia..
L'interno del nido deve essere riempito, dall'allevatore o dai pappagallini stessi, con rametti di salice, che la coppia provvederà a sminuzzare a loro piacimento fino ad avere un fondo relativamente morbido e ospitale per le uova.. Si utilizza il salice essenzialmente perché questo aiuta a mantenere il corretto grado di umidità all'interno del nido, umidità che è fondamentale al fine di una buona schiusa delle uova.

Come già detto il nido non è l'unico elemento importante al fine della riproduzione. Tutto il contesto in cui la coppia è inserita può influenzare positivamente o negativamente sulla riproduzione; in particolare voglio sottolineare alcune cose fondamentali:

  • Gli inseparabili sono una specie che in natura vive in colonia: questo è il motivo per cui una coppia che non possa vedere né sentire dei consimili ha delle probabilità di riprodursi inferiori rispetto ad una coppia che sia tenuta nello stesso locale con altre coppie

  • La riproduzione avviene solo se la coppia si sente sicura del luogo in cui è: risulta quasi impossibile che una coppia decida di riprodursi se viene continuamente spostata da un locale all'altro oppure se il luogo in cui e posta è eccessivamente disturbato.

  • E' indispensabile ai fini di una corretta riproduzione che la coppia goda di una buona illuminazione di luce solare.

  • La temperatura del locale non è fondamentale ai fini della riproduzione, ma se la temperatura scende sotto i 10-12°C è più facile che sia i riproduttori sia i piccoli incorrano in problemi di tipo sanitario in quanto le loro difese immunitarie risultano indebolite.


Per quel che riguarda la stagione riproduttiva, va tenuto conto che gli inseparabili Roseicollis vivono in natura nell'emisfero australe, dove le stagioni sono inverse rispetto alle nostre.
Questo fa sì che il loro DNA li porti a riprodursi a partire dall'autunno (in genere da metà settembre), che corrisponde alla primavera del loro paese di origine. Riprodurre in autunno - inverno presenta perlopiù problemi climatici (di cui ho già detto sopra) e di scarse ore di illuminazione solare. Per una corretta crescita dei piccoli è necessario un numero minimo di ore di illuminazione pari a 13-14. Un numero inferiore di ore rallenta troppo lo sviluppo dei pulcini.
E' consigliato allora per chi vuole riprodurre in pieno inverno mantenere una temperatura non troppo rigida nel locale (meglio se superiore a 15°C) e fornire un numero di ore di luce artificiale sufficiente alle coppie.
Il numero massimo di covate che una coppia di Agapornis in cattività porterebbe a termine in un anno è di 4-5, tuttavia bisogna limitare a 2, massimo 3 il numero delle stesse per non affaticare eccessivamente i riproduttori. Dico limitare in quanto spesso ci si trova obbligati a buttare via diverse uova.
In base alla mia esperienza, che si riferisce al mio locale d'allevamento (caratterizzato da buona luce naturale e con la possibilità di riscaldamento) posso affermare che mi sembra corretto mettere i nidi, dando inizio alla stagione riproduttiva, intorno al 10-15  gennaio. I piccoli della prima covata nascono così in febbraio, quelli della seconda a fine aprile-maggio. Entro i primi di luglio lo svezzamento di tutti i piccoli è terminato, i riproduttori possono andare in muta (che dura circa 3 mesi). Restano poi 2 mesi (che peraltro corrispondono ai mesi in cui si svolgono le mostre, da metà ottobre a metà dicembre circa) in cui gli animali restano "a riposo". Segue un periodo di tre-quattro settimane in cui vengono formate le coppie e si segue con molta attenzione l'alimentazione, fornendo in modo particolare integratori che portino gli animali ad essere in piena forma per incominciare la deposizione delle uova.
Non riprodurrò più in autunno (settembre-ottobre), in quanto le ore di luce sono nel mio allevamento insufficienti durante la crescita dei piccoli (novembre-dicembre) e le temperature esterne troppo rigide così che risulta troppo alto il rischio di malattie sia di origine batterica sia virale.
Va ancora detta una cosa importante sulla stagione riproduttiva: bisogna assolutamente evitare di riprodurre in estate, nei mesi di luglio e agosto! In tale periodo infatti i riproduttori sono già notevolmente stressati per la muta, per cui non bisogna assolutamente accavallare questi due momenti. Inoltre bisogna considerare questi altri 3 fattori:

  1. d'estate fa molto caldo e alcuni piccoli, riscaldati dalla madre, potrebbero finire col morire.

  2. d'estate ci sono molti più parassiti e acari che possono insediarsi nei nidi ed indebolire nidiacei e genitori

  3. i piccoli all'età di 5-6 mesi fanno la prima muta parziale, anch'essa fonte di stress per gli animali stessi: nascendo a giugno-luglio finirebbero col fare la muta in pieno inverno, con temperature rigide; viene da sé che questi soggetti rimarranno sempre soggetti deboli!


Ribadisco che quanto da me affermato a riguardo del periodo riproduttivo migliore è frutto della mia personale esperienza, non è detto che in realtà climatiche ed in locali diversi dal mio anche soluzioni diverse possano dare ottimi risultati.

Testo: Davide Saracco

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